Demetrio Ferrara (1926-2000)
Demetrio Ferrara era noto a tutti come il Poeta Balia. Uomo di cultura, parlava il tedesco e componeva poesie. Aveva un chiosco di libri usati a piazza san Giorgio sul Corso che resistette almeno 30 anni a partire dagli anni ’60, durante i quali andava spesso nelle palazzine popolari e recitava, per le frotte di bambini che gli andavano intorno, versi della Divina Commedia.

Nella Reggio che cerca di risollevarsi dopo la Seconda Guerra Mondiale ed i relativi bombardamenti, il Poeta Balia si inventa questo commercio di libri usati per – lui dice- aiutare le famiglie in un momento di difficoltà. Non sa che sta diventando il protagonista di un centro di attrazione culturale fra i più singolari della città dello Stretto. Il Poeta Balia, infatti, in breve tempo diventa il punto di riferimento degli studenti che vendono e comprano presso di lui i libri usati per la scuola. Il chiosco del Poeta Balia diventa, allo stesso tempo, un punto di incontro singolare e bizzarro grazie all’attrazione che il Poeta suscita nella recita della Divina Commedia, nell’uso della lingua tedesca, nelle esibizioni canore che hanno per oggetto le sue composizioni ingenue, fresche, delicate. La figura del Poeta Balia appartiene ormai al mondo dei ricordi belli e teneri di una Reggio che non esiste più, e suscita nel ricordo dei reggini dai capelli grigi tanta nostalgia.
Un personaggio della Reggio Calabria di tanti anni fa che non esiste più. Il suo estro poetico lo portò a comporre negli anni ’60 una ballata sull’Aspromonte che vi proponiamo per la sua originalità. Il commento è dello studioso prof. Franco Mosino, scomparso nel 2015

Da “Giuseppe Cantarella Il Poeta Balia, Città del Sole 2014”

 

Nei primi anni del 1900 in Aspromonte furono progettati e realizzati alcuni impianti idroelettrici da Rodolfo Zehender, ingegnere reggino. La sua prima opera risale al biennio 1906/7 e riguarda la centrale idroelettrica di Bagnara ma importante per Reggio fu quanto realizzò nel 1908 sul Calopinace che fornì la città di luce elettrica.
La questione mi incuriosì e feci delle ricerche, preziosi furono i documenti conservati presso l’Archivio di Stato.
L’acqua della fiumara, in località Cartiera, veniva incanalata e dopo circa un chilometro di percorso giungeva poco sotto S. Domenica. Qui confluiva in una condotta forzata che precipitando per 74 m. metteva in moto le turbine e quindi generava l’elettricità. Ma l’acqua non finiva quì il suo lavoro. Riprendeva a scorrere in un secondo canale che terminava presso Terreti dopo oltre 3 km e precipitava con un salto di ben 272 m. nella centrale di Fallara a Cannavò.
Volevo conoscere i luoghi e quanto restava di quelle opere. Il 29 gennaio del 1995 con alcuni amici scendemmo sino ai ruderi della centrale iniziando una tra le più singolari esplorazioni che ho condotto in Aspromonte. Iniziammo a seguire il canale dove, per fortuna, non scorreva l’acqua.   Nel nostro giovanile entusiasmo eravamo certi che seguendo il canale saremmo giunti agevolmente sino a Terreti. Tralasciamo le muraglie di rovi che dovemmo superare ma il rischio maggiore lo corremmo nei tratti dove il canale era franato anche perché procedendo nel percorso, il dislivello tra noi e la fiumara aumentava sempre più. Ricordo che fummo felici di trovare un vecchio piccone che utilizzammo per scavare un minimo di appoggio nei tratti in frana. Avvicinandosi a Terreti qualche coltivo sovrastava il canale ma soprattutto delle lastre di pietra lo proteggevano dalle frane e quindi il percorso divenne meno problematico.
Ultima sorpresa un tunnel di circa 100 m. sufficientemente alto da poterci camminare quasi eretti. Due targhe di marmo poste all’entrate indicavano la data del 1908: incredibile il lavoro che sarà occorso in quell’epoca per realizzare una simile opera.
Questa la breve cronaca di quell’avventura. Negli anni successivi visitai altre volte quei luoghi fino a quando, nel 2008, fui felice di vedere che l’impianto fu recuperato e le centrali riattivate.
E non fu l’unico. Furono ripristinate anche le centrali idroelettriche di Favazzina e di Vasì.
Caso abbastanza raro di ruderi che tornano a nuova vita: un altro Aspromonte.
Il percorso è comunque molto pericoloso e sconsiglio chiunque di rifarlo.

Accontentavi delle immagini e di uno spettacolare video  di Gino Fonte

Natale Cutrupi (1937-2024) rappresenta una figura di spicco nel panorama culturale di Reggio Calabria. Architetto di professione, la sua passione per la storia e le tradizioni locali lo ha portato a diventare un prolifico poeta, scrittore e saggista, nonché un attento collezionista. La sua opera si configura come un prezioso contributo alla conservazione della memoria storica e linguistica della Calabria meridionale.
Durante la propria vita ha saputo coniugare la sua attività professionale di architetto con un’intensa produzione culturale. La sua conoscenza del territorio e la sua sensibilità artistica si sono fuse in una narrazione che spazia dalla poesia in vernacolo alla saggistica storica. La sua produzione letteraria è caratterizzata da un profondo amore per la sua terra e da un’attenzione particolare alla salvaguardia delle tradizioni popolari.

Il poeta del vernacolo
La poesia in vernacolo rappresenta una parte significativa dell’opera di Cutrupi. Attraverso i suoi versi, ha saputo catturare l’essenza dell’anima popolare reggina, restituendo immagini vivide e suggestive di un mondo in trasformazione. La sua poesia è un omaggio alla lingua dialettale, considerata un patrimonio da preservare e tramandare alle future generazioni.

Da “I me’ sonetti” ecco “Veni ‘ntà ll’Asprumunti”

 

Gilda Trisolini (1924-1996) è nata a Reggio Calabria. Laureatesi, giovanissima, prima in Lettere e poi in Filosofia, ha insegnato per quarantacinque anni al Liceo Classico Tommaso Campanella di Reggio Calabria.
Gilda Trisolini emerge come una figura cardine nel panorama culturale di Reggio Calabria, lasciando un’eredità indelebile sia come poetessa di spicco del XX secolo, sia come infaticabile animatrice culturale. Il suo percorso letterario, inaugurato nel 1962 con la raccolta “Le mura cadono” e arricchito da opere come “La vita divisa”, testimonia una voce poetica intensa e profonda.
Per oltre quarant’anni, il Circolo culturale Rhegium Julii ha visto in lei un punto di riferimento, grazie alla sua capacità di animare cenacoli e serate culturali, tessendo una fitta rete di contatti con importanti intellettuali dell’epoca. Nonostante il riconoscimento tributatole dalla città, che le ha dedicato una via, gran parte del suo patrimonio letterario rimane custodito in collezioni private, mentre il figlio conserva con cura la documentazione dei suoi preziosi interscambi culturali.

Dalla raccolta “Il tempo rallentato” ecco una poesia ispirata all’Aspromonte.

 

Nicola Giunta (Reggio Calabria, 4 maggio 1895 – 31 maggio 1968) fu uno scrittore e poeta dialettale italiano. Figura poliedrica e attivamente coinvolta nella vita pubblica di Reggio Calabria durante il Novecento, abbandonò gli studi liceali per trasferirsi a Napoli, dove inseguì la sua vocazione artistica come attore lirico. Tornato nella sua città natale e lasciata la carriera di cantante, si dedicò alla scrittura, concentrandosi soprattutto sulla poesia in dialetto.

La sua ricca produzione poetica è stata organizzata e raccolta in diverse opere. Sebbene sia noto principalmente per le sue poesie satiriche indirizzate ai concittadini, Giunta compose anche liriche ispirate alla natura, celebrando paesaggi, montagne e il mare. Tra i temi a lui più cari spicca l’Aspromonte, protagonista di un’intera raccolta intitolata “I canti d’Aspromonte” dalla quale traiamo tre poesie.