Francesco Gangemi (1906 – 2002) è stato un sacerdote, giornalista e prelato di Reggio Calabria. Ordinato sacerdote nel 1930.

La sua opera più significativa è stata la fondazione del “Piccolo Museo San Paolo”, avvenuta negli anni ’70 e inaugurata nel 1992. Il museo custodisce la preziosa collezione d’arte che Gangemi stesso ha raccolto nel corso della sua vita. La collezione include opere d’arte di inestimabile valore, come dipinti (attribuiti anche a maestri come Antonello da Messina, Cima da Conegliano e Raffaello), sculture, argenti e una vasta raccolta di icone provenienti da vari paesi.

Oltre all’attività religiosa e culturale, è stato anche un autore di pubblicazioni e testi teatrali, un musicista e un profondo conoscitore del greco antico e del latino.
Ha curato una raccolta di poesie sulla Calabria dalla quale estraiamo alcuni componimenti.
Potete consultare la raccolta completa al link
https://www.museosanpaolo.it/1951-calabria-mia-mons-francesco-gangemi/

Gli escursionisti conoscono la località riportata come “Tre Limiti” nelle carte topografiche dell’IGMI (Istituto Geografico Militare Italiano), dove, dalla strada che da Gambarie sale a Montalto, si stacca a destra la deviazione per la diga del Menta.
Mi spiegavo il toponimo col fatto che lì si incrociano i confini di tre Comuni.
Raggiunto il luogo in occasione di un’escursione, curioso come sempre, ho voluto vedere sulla carta quali fossero i 3 comuni che si incontrano a “Tre Limiti” ma, con mia sorpresa, ho visto che sono 2 e non 3: Roccaforte e Reggio Calabria. È un errore? No!
È corretto il limite di Roccaforte che però una volta confinava con due comuni: Cataforio e Podargoni, ora non più esistenti perché confluiti nella Grande Reggio, creata nel 1927 dal regime fascista.
Il toponimo però ne ha conservato memoria confermando come alcune volte la storia rimane viva anche grazie a queste piccole tracce.
Di località dove si incontrano i confini di tre o più comuni ne esistono diverse nel territorio della nostra Città Metropolitana ma l’unico toponimo “Tre Limiti” riportato sull’IGMI in Aspromonte è a nord-est di monte Cerasia dove si incontrano i limiti di tre comuni: Staiti, Bova, Palizzi.
La curiosa configurazione territoriale dei comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria in Aspromonte può essere descritta con la metafora “a spicchio di torta”.
La definizione deriva dal fatto che molti comuni aspromontani si estendono dal crinale montuoso centrale fino alle zone più basse, quasi come dei raggi che partono dal centro e si allargano verso l’esterno.
A determinare questa conformazione è stata la necessità di garantire ai comuni un accesso a più risorse, rendendo il territorio variegato in termini di paesaggi e utilizzi del suolo.
La distribuzione territoriale di questo tipo testimonia come, in epoche non lontane, l’ubicazione dei centri abitati era tale da poter avere accesso sia alle risorse montane (boschi, pascoli) sia a quelle collinari o vallive (agricoltura, collegamenti viari).
Un sapiente mix che però nell’ultimo secolo abbiamo tralasciato con l’abbandono delle aree interne e con le conseguenti problematiche di erosione, incendi, dissesto, ecc. che ricadono sulle aree vallive.

Didascalie delle immagini

  1. stralcio dalla carta IGMI scala 1:25.000 Gambarie foglio 602 sez. I anno 1993 (cerchiata in nero la località Tre Limiti)
  2. Carta Tecnica Regionale anno 1954 messa in trasparenza su ombreggiatura ricavata da DTM (cerchiata in verde la località Tre Limiti) Elaborazione cartografica di D. Malaspina
  3. Carta schematica della Grande Reggio
  4. stralcio dalla carta IGMI scala 1:25.000 Africo foglio 255 III S.O. anno 1958 (cerchiata in rosso la località Tre Limiti)
  5. carta dei limiti comunali della Città Metropolitana di Reggio Calabria (in rosso il comune di Reggio Calabria)

Ancora oggi è diffusa l’opinione che la Calabria e l’Aspromonte non abbiano granché da offrire.
Giovani menti ed individui di ogni tipo, esausti del costante precariato approssimativo che questa regione apparentemente offre, li costringe all’emigrazione, spesso verso terre impervie e sconosciute all’animo sempliciotto del calabrese. L’Aspromonte, in particolare, è geograficamente, socialmente e culturalmente marginale, rispetto a molte altre montagne del contesto europeo. La problematica è attribuibile alle politiche di intervento basate sulle grandi opere pubbliche che credono di garantire, da sole, un ordinato sviluppo, ma che finiscono per indebolire la coscienza e la volontà delle popolazioni che, per secoli, in questa montagna, sono sopravvissute raccogliendo il necessario che questa terra offriva. Inoltre, pochi hanno compreso il reale potenziale dei tesori nascosti all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, luoghi remoti di splendore e natura incontaminata. In molti, invece, ancora credono che l’Aspromonte sia una montagna piena di rischi ed inaccessibile, senza passato né futuro.

Dove molti, giustamente, fuggono spinti da paure e da un’irrefrenabile voglia di riscatto, quei pochi vogliono che il riscatto lo abbia la propria terra. Ed è proprio da questo spirito di rivincita e dall’amore per questo massiccio bagnato da tre mari, che noi dei Climbo Jeans siamo partiti. Ereditando la passione per la scoperta e il brivido dell’avventura, essendo ragazzi di città ed avendo poche notizie riguardo la pratica dell’arrampicata sportiva nell’areale reggino, abbiamo cominciato arrampicandoci sui muri, sugli alberi e su qualsiasi cosa ci permettesse di arrampicare.

Durante la nostra ricerca di falesie, ci siamo imbattuti fortuitamente, ma grazie anche a un occhio attento e curioso, in una delle bellezze nascoste della nostra terra: la rupe sopra la chiesa del Carmine, nei pressi di Pietrapennata nel Comune di Palizzi. Un angolo già noto al CAI, agli alpinisti ed agli speleologi calabresi ma che pochi conoscono come possibile area di arrampicata sportiva. Sono bastati 15 metri o poco più per ampliare la nostra immaginazione verso qualcosa che poco prima era inimmaginabile: raggiungere la cima con le proprie mani e sentirsi come Simba sulla Rupe dei Re davanti la maestosità della natura. Trovare un luogo incantato come questo, ben attrezzato e immerso nel verde, con le sue querce giganti, è un vero regalo. Tutto sommato, anche in Calabria, come nel resto del mondo, si avverte il desiderio di crescere, di imparare e di apprezzare in maniera nuova ciò che la natura ci offre. Ed è proprio grazie all’esperienza maturata in altre realtà, soprattutto al Nord Italia, che oggi ci troviamo a raccontare questa storia.

Siamo Simone, Giuseppe, Silvana e Adamo e siamo i fondatori dei Climbo Jeans, un gruppo che è nato quasi per caso. Tre vecchi amici e un compagno di studi. Quattro persone legate da passioni comuni: quella per la natura e per le api, per l’arrampicata e per la fotografia, passioni che ci hanno spinto a fare un passo avanti, con l’Aspromonte come copertina per la nostra storia. Con il suo potenziale, che dal punto di vista dell’arrampicata sportiva rimane tutt’oggi inesplorato, soprattutto nella provincia di Reggio Calabria, questa meta, la rupe (da noi denominata Africa), ci ha offerto ciò che desideravamo. Un luogo spettacolare per arrampicare, a due passi da casa. Con la sua bellezza selvaggia e il suo fascino intrinseco siamo riusciti a scoprire un altro Aspromonte.

Molti ci chiedono “perché i jeans?”. Banalmente risponderemmo “perché sono comodi e stilosi”. La realtà è che i jeans hanno, fin dalla loro creazione, assunto una simbologia tutt’altro che banale: al di là della semplice funzione di vestiario, i jeans sono simbolo di resistenza, libertà, ribellione e, naturalmente, praticità. Ecco, quindi, che per noi vestono un ruolo importante (non solo per il gioco di parole) grazie alla loro tenacia, alla robustezza e autenticità, caratteristiche di noi Climbo e delle falesie su cui arrampichiamo.

Il nostro sogno resta comunque quello di poter aprire una palestra di arrampicata sportiva a Reggio Calabria, così da rendere accessibile a tutti questa nuova opportunità di crescita, sia fisica che mentale. Vogliamo che anche i più giovani, ma non solo, possano scoprire le bellezze della montagna da un altro punto di vista, quello che solo l’arrampicata sa dare.

Per ora, ci accontentiamo di piccoli passi: scoprire e condividere con altri appassionati i luoghi che ci fanno battere il cuore, creando una comunità che possa apprezzare e proteggere l’Aspromonte non solo come una meta naturale o turistica, ma come un vero e proprio palcoscenico per l’avventura, con rispetto e moderazione. È il nostro momento e siamo solo all’inizio.