Nel settembre 1943 l’Aspromonte divenne, per pochi giorni, uno degli assi strategici dell’avanzata alleata in Italia. Strade distrutte, clima ostile e paesi di montagna furono lo scenario di una guerra combattuta più contro il territorio che contro il nemico.
L’Aspromonte come asse strategico dell’avanzata
L’operazione ebbe inizio il 3 settembre 1943, con lo sbarco delle truppe britanniche dell’Ottava Armata, guidate dal generale Bernard L. Montgomery, sulle spiagge di Pentimele, Gallico e Catona. Lo sbarco fu preceduto da un intenso bombardamento di Reggio Calabria e Villa San Giovanni, mirato a colpire le forze tedesche che, in realtà, avevano già avviato il ripiegamento.
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti attendere, Montgomery decise di non puntare sull’asse costiero ionico, ritenuto vulnerabile, ma di affidare un ruolo centrale all’entroterra montano. Il controllo della dorsale aspromontana — da Montalto fino alle Serre — avrebbe infatti consentito di negare al nemico le principali vie di comunicazione lungo la costa orientale.
In questo quadro, mentre la Quinta Divisione britannica avanzava lungo la costa tirrenica, la Prima Divisione canadese ricevette il compito di risalire l’Aspromonte seguendo l’unica arteria interna praticabile, con una progressione scandita dalla conquista di nodi stradali fondamentali: Gambarie, Delianuova, Radicena-Cittanova e, più a nord, Cinquefrondi.
La sera del 4 settembre, inglesi e canadesi raggiunsero Gambarie, passando da Sant’Alessio. Il centro aspromontano, considerato uno snodo strategico di primaria importanza, fu occupato dopo una breve schermaglia con le retroguardie italiane e tedesche. Qui gli alleati si imbatterono in un deposito della Milizia, dal quale recuperarono camicie nere, utilizzate per difendersi dal clima rigido e piovoso della montagna, e biciclette pieghevoli, che si rivelarono preziose per superare un territorio devastato da demolizioni e ponti fatti saltare.
Un ambiente più ostile del nemico
L’avanzata nell’Aspromonte si rivelò estremamente difficoltosa. Le truppe alleate dovettero affrontare strade tortuose, gole profonde, voragini improvvise e continui lavori di ripristino eseguiti sotto la pioggia e nella nebbia. Come annotò un soldato in un diario di guerra, «eravamo in lotta più con il terreno che con il nemico».
Il 5 settembre, dopo aver costeggiato i Piani d’Aspromonte, i canadesi entrarono a Delianuova, accolti con entusiasmo dalla popolazione. Nei giorni successivi, pattuglie e battaglioni avanzarono verso Oppido, Santa Cristina, Cosoleto e l’altopiano di Mastrogiovanni, trovando come unica opposizione reale le demolizioni operate dalle truppe in ritirata.
Il contrasto climatico colpì profondamente i soldati canadesi: abituati al caldo soffocante della Sicilia, ritrovarono nell’aria fredda e umida dell’Aspromonte sensazioni che molti paragonarono all’autunno del Canada. Nonostante le uniformi estive inadatte, il morale restò sorprendentemente alto.
Da Cittanova alla fine del fronte aspromontano
Tra il 7 e l’8 settembre, dopo marce estenuanti lungo sentieri di cresta e strade devastate, le brigate canadesi raggiunsero Cittanova, completando di fatto la conquista dell’asse aspromontano. Proprio in queste ore si consumarono gli ultimi scontri con reparti italiani, prima che la notizia dell’armistizio dell’8 settembre 1943 ponesse fine a ogni ulteriore resistenza.
Proprio in queste ore, mentre a Cittanova la resistenza cessava, l’Aspromonte conosceva il suo episodio bellico più cruento: lo scontro con i paracadutisti della ‘Nembo’, già raccontato in la battaglia di Zillastro.
Con il crollo del fronte tedesco e il controllo alleato del mare e dell’aria, l’Aspromonte perse la sua funzione di roccaforte. Le truppe canadesi ricevettero l’ordine di scendere verso la costa ionica e proseguire l’avanzata lungo la strada litoranea, mentre l’interno montano veniva definitivamente abbandonato alle spalle della guerra.
L’Aspromonte nella storia del 1943
L’Operazione Baytown segnò per l’Aspromonte un passaggio cruciale della Seconda guerra mondiale: non teatro di grandi battaglie campali, ma spazio decisivo di manovra, dove la geografia, il clima e la viabilità pesarono più delle armi. Le montagne aspromontane furono, per pochi giorni, il centro silenzioso di una guerra in movimento, attraversata da soldati stranieri, mezzi improvvisati e popolazioni che assistevano, spesso incredule, alla fine del regime e all’inizio di una nuova fase della storia italiana.
Oggi, percorrendo quelle stesse strade o attraversando i silenziosi Piani d’Aspromonte, è difficile immaginare il rumore dei mezzi, la tensione dei soldati e il brulichio di quei giorni decisivi. Eppure, per pochi giorni del settembre 1943, queste montagne furono il perno su cui girò l’ingranaggio della liberazione d’Italia.
Fonti
- Giuseppe Marcianò, Operazione Baytown, Laruffa Ed. 2013
- G.W.L. Nicholson, L’operazione Baytown, a cura di Antonino Princi, Città del sole, 2025























































































































































