di Carmela Palumbo
Monsignor Giancarlo Maria Bregantini è stato vescovo della Diocesi di Locri-Gerace dal 1994 al 2008. Nato a Denno, in provincia di Trento, il 28 settembre 1948, ha compiuto gli studi presso la Congregazione degli Stimmatini di Verona. Prima di essere nominato vescovo è stato prete operaio: ha lavorato nelle fonderie di Verona e nelle fabbriche di Porto Marghera, condividendo la fatica quotidiana del mondo del lavoro.
Quando nel 1994 viene nominato vescovo della diocesi di Locri-Gerace, conquista fin da subito il cuore dei calabresi grazie ai suoi modi semplici, diretti e al suo stare costantemente tra la gente. In breve tempo diventa un vero defensor civitatis della Locride e dell’intera Calabria.
In realtà, il presule aveva conosciuto la Calabria già da giovane seminarista. Durante un viaggio in treno, insieme a un collega, condivise lo scompartimento con una famiglia: papà, mamma e un bambino. All’ora di pranzo la madre, da buona calabrese, tirò fuori da un cestino ogni ben di Dio. Il profumo del pane invase lo scompartimento e, con grande naturalezza, la donna offrì il cibo prima ancora ai due giovani seminaristi, dicendo semplicemente: «favorite». In quella parola, Padre Giancarlo — come amabilmente veniva chiamato — colse subito il senso profondo dell’ospitalità e della generosità del popolo calabrese.
Durante il suo episcopato nella Locride, grazie al suo impulso, nacquero numerose cooperative con l’obiettivo di creare lavoro e dignità per le persone più svantaggiate. Il suo trasferimento alla diocesi di Campobasso-Bojano, avvenuto nel 2008, suscitò una forte emozione collettiva e fu un evento mediatico senza precedenti nella storia della Chiesa locale.
Aspromonte e Polsi: fede, memoria e impegno per il territorio
Mons. Bregantini ha ricoperto importanti incarichi all’interno della Conferenza Episcopale Italiana, in particolare come Responsabile per i Problemi Sociali e del Lavoro e per la Salvaguardia del Creato. Ha amato profondamente l’Aspromonte e il Santuario della Madonna di Polsi, diventati luoghi simbolici del suo magistero pastorale.
Coniò lo slogan: «Se la montagna è verde, il mare è blu», una frase dal significato profondo che richiama la necessità di difendere la montagna e, con essa, i paesi e i borghi dell’entroterra, soprattutto dalla piaga degli incendi estivi. «Intrecciati devono restare i due aspetti della realtà calabrese: il mare e la montagna. Mai disgiunti, mai opposti», affermava spesso. Questa riflessione è riportata anche nel mio libro Costruire insieme legalità. La testimonianza di Mons. Giancarlo Maria Bregantini (Falco Editore).
Indimenticabile resta un suo detto, diventato quasi un manifesto identitario: «Se vuoi conoscere la Calabria, devi conoscere l’Aspromonte; se vuoi conoscere l’Aspromonte, devi conoscere Polsi».
Ho avuto più volte il privilegio di partecipare con Padre Giancarlo ai pellegrinaggi verso il Santuario di Polsi. Ogni cammino era carico di significati profondi, un percorso nella sofferenza e nella memoria. La prima tappa prevedeva una sosta di preghiera presso il crocifisso dello Zillastro, simbolo della tragica stagione dei sequestri di persona. La seconda tappa era dedicata al centro di recupero per tossicodipendenti di Zervò, fondato da don Pierino Gelmini. Seguiva la discesa a piedi verso il Santuario, il pranzo comunitario e la celebrazione della Santa Messa ai piedi della Vergine della Montagna. Infine, l’ultima sosta avveniva presso il piccolo monumento dedicato a don Giuseppe Giovinazzo, il sacerdote ucciso mentre rientrava a casa dal Santuario di Polsi.
Custodire la montagna: cultura, identità e speranza
Da alcuni anni Polsi, oltre a essere luogo di preghiera, ha assunto anche un importante ruolo culturale. I locali del convento hanno ospitato diversi convegni e, alcuni anni fa, anche un corso di Scrittura Creativa con relatori di alto livello e partecipanti provenienti da tutta Italia.
Un’altra giornata indimenticabile fu la visita di Mons. Bregantini a Roghudi Vecchio. In quelle stradine abbandonate, invase dai rovi, il vescovo fu accolto con canti di giubilo. Era presente anche l’antropologo Vito Teti, studioso dei paesi abbandonati. In quell’occasione Mons. Bregantini ribadì con forza: «Non vivete solo di marina, non contrapponete la marina alla montagna: l’una ha bisogno dell’altra come la trama con l’ordito».
Qualche anno prima era stato invitato dal parroco di Chorio di San Lorenzo, don Pasquale Lombardo, in vista della canonizzazione di San Gaetano Catanoso, nativo di Chorio. Fu una grande gioia ospitarlo nella vallata del Tuccio, terra vocata alla coltivazione del bergamotto. Mons. Bregantini sostenne fortemente questa coltura e si fece promotore di un’iniziativa che coinvolse tutte le diocesi d’Italia e il Vaticano: il dono al Papa e alle 226 diocesi italiane dell’olio per il crisma profumato all’essenza di bergamotto. «Così — diceva — durante la celebrazione della Santa Messa Crismale in tutta Italia si conoscerà e si apprezzerà il profumo della Calabria. Valorizzando il bergamotto si valorizza la tipicità di questa terra meravigliosa».
Ricordo infine una celebrazione a Pietra Cappa, nel gennaio del 2008, poco prima del suo trasferimento a Campobasso, descritta nel mio libro Il fiore della ginestra (Città del Sole, 2012). Durante l’omelia ringraziò il Signore perché l’Aspromonte non era più terra di paura, ma luogo di pace, bellezza e benedizione. E così esortò i presenti: «Salvaguardate e amate questo luogo di memoria e di fascino, simbolo del nuovo cammino di questa terra».
Si ringrazia per alcune fotografie Gianni Musolino dell’Associazione “Amici di Montalto”.








































