L’Aspromonte in bronzo di Giuseppe Correale

di Antonino Sergi

Lo scultore Giuseppe Correale nasce a Siderno, comune appartenente alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, il 28 dicembre del 1925. Le origini familiari sono semplici, sia economicamente che culturalmente, ma non privi di positivi valori etici e morali. Il territorio che lo vede crescere non gli garantisce un modello culturale tale da indirizzarlo verso una proficua prospettiva artistica. Vive in un mondo con poche aperture verso modelli attivi e creativi. La sua precoce predisposizione all’arte della scultura rischia così di rimanere vanificata dal modello statico, chiuso e asfittico dei paesi di quel periodo.
Ma a lui basta poco per essere artista. Gli serve solo un pugno di argilla informe che, modellata dalle le sue abili mani, come per magia, si trasforma in pura bellezza.
Molto giovane inizia a lavorare presso un falegname e inizia così a scoprire e apprendere l’uso, le tecniche e gli strumenti del mestiere, per intagliare il legno. Tra le sue prime creazioni vi è proprio un bassorilievo su tavola lignea rappresentante la Santa Trinità. Da questa opera, siamo intorno al 1944, inizia un percorso artistico che lo porta a Firenze, presso l’istituto della Madonna del Grappa. L’ambiente fiorentino gli consente di entrare in contatto con artisti molto conosciuti e importanti. Diventa allievo del pittore Pietro Annigoni, famoso per il suo modo di dipingere, “come i grandi del passato”, e dello scultore Corrado Vigni che predilige operare con la terracotta. Studia presso la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti, affinando sempre più la bravura artistica e consolidando la consapevolezza sulle sue ottime qualità di scultore. Visto il suo talento, uno zio lo spinge a trovare fortuna, anche, in America. Nel 1944 parte per New York dove studia presso la prestigiosa Art Students League di Manhattan. Dopo una serie di disavventure, un rimpatriato forzato, perché considerato clandestino, ritorni e ripartenze, agli inizi degli anni Settanta del millenovecento si stabilisce definitivamente nella sua amata Siderno.
L’aria di casa infonde nell’artista una nuova linfa creativa. Lavora con impegno febbrile e produce molte opere che in prevalenza si rifanno al mondo della donna e della maternità. Si dedica anche a rappresentare il disaggio e le difficoltà del vivere umano. Scolpisce volti sviliti e sofferenti di pescatori, operai, contadini, gente comune. Tutte le sue sculture, anche le più tormentate, si distinguono, però, per la grazia compositiva e per i tocchi di mano leggeri ed eleganti.
In poco tempo le sue straordinarie opere a tema religioso sono presenti in molte chiese e conventi del territorio calabrese ma numerose opere del maestro sono presenti a Firenze, New York, Roma, Milano, Torino, Messina, Australia, Canada, Sud Africa, ecc.
Anche il nostro Aspromonte conserva nei suoi luoghi sacri alcuni frutti preziosissimi della sua arte.

 

Iniziamo col Cristo ligneo del 1972 posto nella chiesa di Canolo Nuova. Nell’opera Correale trasferisce la sua più pura poetica artistica fatta di forme semplici e scarne che ben si sposano con il pensiero più autenticamente cristiano. La figura di Cristo esprime la sofferenza vera e la spiritualità senza forzature di maniera. Il suo corpo offeso mostra dignità e amore per gli uomini. La materia lignea si adatta bene al senso di povertà e di nobiltà allo stesso tempo. Una scultura che porta alla fratellanza e a riconoscersi in maniera forte nella comunità cristiana.
All’interno della maestosa struttura architettonica, normanno-romanico-bizantina, della basilica concattedrale di Santa Maria Assunta di Gerace, vi è un’altra crocifissione dello scultore sidernese. L’ opera, in legno di cipresso, realizzata nel 1985, riproduce nei tratti essenziali i caratteri stilistici ed iconografici della precedente Crocifissione di Canolo Nuova. La scultura, che occupa uno dei lati del transetto, dalla parte della sacrestia, spicca, per eleganza formale e severa solennità. Si presenta senza tocchi di colori, priva di sanguinamenti. Per questo il manufatto artistico viene percepito come opera poetica, dal carattere speculativo e filosofico. Due finestre dall’alto, simmetriche, le donano, come per miracolo, grazia e luce divina che portano ancora di più a riflettere e meditare sul sacrificio di Cristo sulla Croce. La Crocifissione è un dono dell’Associazione Culturale intitolata a mons. Idelfonso Del Tufo, Vescovo di Gerace dal 1730 al 1748. La scultura viene presentata ai fedeli nella giornata dell’Esaltazione della Croce.   Sempre nello stesso transetto, ma sulla parte opposta, nel 1992, l’artista esegue un bassorilievo in bronzo dal titolo “L’Apparizione della Madonna Immacolata a suor Maria Maddalena Gagliardi”. Opera commissionata da Beatrice Oliva con la dicitura “Beatrix Oliva donavit/Giuseppe Correale fecit…”. Sulla lastra bronzea risaltano in primo piano tre bellissime figure: la Vergine, circondata di stelle, la suora in ginocchio e il vescovo benedicente e, posto in alto, uno sparviero simbolo di Gerace. I personaggi modellati con eleganza, grande perizia tecnica e artistica, appaiono in perfetto equilibrio tra la compostezza statica e il dinamismo espressivo. Sulla destra si scorgono in lontananza delle figure più piccole: uno scultore e una giovane donna. Sullo sfondo è raffigurato il paese di Gerace nelle sue parti più caratterizzanti: il Borgo, il Castello, il Borghetto, la Porta del Sole e la Cattedrale con la sua raffinata e distinta imponenza. Questa parte del lavoro è realizzata con l’ausilio della tecnica che richiama lo stiacciato donatelliano. Le graduali e minime variazioni dei rilievi, regalano all’osservatore una stupefacente visione di realistica profondità prospettica.

 

Spostandosi a San Luca troviamo, nell’altare della Chiesa matrice, un paliotto in bronzo del 1988.
Risalendo la montagna, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, in una splendida vallata ai piedi del Montalto, sempre nel comune di San Luca, troviamo il santuario della Madonna di Polsi. Luogo sacro mariano per eccellenza, meta di un intenso pellegrinaggio in particolare tra i mesi di agosto e settembre.
In questo luogo unico Correale realizza diverse opere.
Nel 1983 lavora alla realizzazione delle quattordici formelle bronzee in bassorilievo che formano le stazioni di una originale Via Crucis. Il percorso, di circa un chilometro, si snoda tra querce e castagni, nei pressi del Santuario. Al culmine è posta una statua in bronzo raffigurante Cristo risorto che s’innalza alta e solenne per oltre due metri. L’artista dà alla scultura un carattere fortemente simbolico di protettore divino di quel magnifico territorio montano ingiustamente emarginato e dimenticato. Il Cristo è rappresentato quasi nudo e disadorno, con le braccia elevate, come povero tra i poveri, ma ricco della testimonianza del Padre da trasmettere alla comunità dei fedeli. Nel 1980 crea un originalissimo altare dalla forma di corona di spine, con al centro la natività, Maria con Giuseppe e tra loro, non il Bambino appena nato, ma la figura adulta del Cristo risorto. Ai lati figure di angeli posti simmetricamente come nelle medievali Maestà.
Infine, sempre a Polsi, l’artista, tra il 1985 e il 1988, realizza le porte della chiesa, in bronzo con splendidi bassorilievi dalle forme geometriche alternate: piccoli quadrati e rettangoli più grandi. Le formelle raccontano episodi tratti dalla Bibbia e storie miracolose ascritte alla Vergine Maria.

 

Chiudiamo con due stupendi angeli in bronzo che si trovano a Fossato di Montebello Ionico nella chiesa parrocchiale di SS. Maria del Buonconsiglio. Le opere, di non grandi dimensioni (80 cm) ci mostrano ancor di più la versatilità dell’artista. La sua poetica si arricchisce di elementi figurativi che rimandano al primo rinascimento. Le due figure per l’impostazione classica, la grazia, unita alla leggerezza, la compostezza e l’eleganza delle linee ricordano e si configurano con gli angeli del pittore toscano quattrocentesco Giovanni da Fiesole conosciuto meglio come Fra’ Beato Angelico.
Studi e note critiche sul maestro Giuseppe Correale si possono ricavare, anche, dagli scritti di studiosi importanti come Achille Bonito Oliva e Marcello Venturoli. Entrambi concordi nel ritenere lo scultore degno di stare accanto ad artisti eccellenti come Manzù, Annigoni, Degas, Giacometti, Moore.
Giuseppe Correale si spegne il 21 luglio del 2012 all’età di 86 anni.

Si ringrazia Mimmo Pellicanò per la collaborazione. Alcune foto sono tratte da Polsi di D. Garreffa e D. Romeo, Ediz. Nosside 2023 e Polsi di A. Strangio, N.E.B. 2008

Bibliografia

  • Sharo Gambino, Plot, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001;
  • Luigi Vento, Giuseppe Correale scultore, Arte tipografica, Napoli 2008;
  • Carlo Antonio Pascale, Giuseppe Correale scultore, Frama sud, Chiaravalle Centrale 1978;
  • Carlo Antonio Pascale, Il Maestro Giuseppe Correale a Siderno, Arti grafiche, Ardore 2010;
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria. Dizionario degli artisti calabresi dell’Ottocento e del Novecento, Pellegrini, Cosenza 2013;
  • Fortunato Valenzise, Giuseppe Correale scultore, “Calabria sconosciuta”, XXVII, 103, 2004, PP.37-40;
  • Caterina Meduri, Giuseppe Correale, Le forme di una Fede, Iiriti, Reggio Calabria, 2024;
  • Giacomo Oliva, Millenni in un giorno a Gerace, Edizioni Nosside, Ardore marina, 2005;
  • Francesca Paolino https://arteincalabria.wordpress.com/2025/04/09/giuseppe-correale-scultore-sidernese-del-nostro-tempo-siderno-1925-2012/
  • https://www.giuseppecorreale.it/opere/disegni.htm
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