Il lupo: conoscere per convivere

di Associazione Ge.Co. (Gestione e Conservazione della fauna selvatica)

Il lupo è una specie che da sempre divide l’opinione pubblica, tra idealizzazione e timore atavico. Questa percezione negativa è spesso alimentata dalla disinformazione e da una gestione non sempre efficace da parte delle istituzioni. Poiché si teme ciò che non si conosce, è fondamentale fornire informazioni corrette su basi scientifiche.

Com’è il lupo e come vive
Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) ha dimensioni simili a quelle di un pastore tedesco, con un peso medio tra i 25 e i 35 kg. Il mantello varia stagionalmente, passando da tonalità grigie in inverno e marroni-rossastre in estate. Presenta bande nere sulle zampe anteriori, punta della coda nera e “mascherina facciale” color crema. È un animale sociale che vive in branco, composto da una coppia riproduttiva e dai giovani nati negli 1-3 anni precedenti. Il branco difende il proprio territorio dalle intrusioni, caccia e alleva la prole. I giovani, intorno ai 1,5–2 anni, lasciano il branco (“dispersione”) alla ricerca di nuovi territori. Il lupo è un carnivoro generalista e opportunista: si nutre principalmente di ungulati selvatici, ma può adattare la propria dieta in base a quanto disponibile nell’ambiente in cui vive. Gli animali domestici, presenti nella dieta in quantità minore rispetto ai selvatici, vengono predati quando facilmente accessibili.

 

Dalla scomparsa al ritorno
Fino agli anni ’50 il lupo era diffuso lungo tutta la catena appenninica, ma ha raggiunto il minimo storico negli anni ’70, con circa 100 individui confinati in aree dell’Appennino centro-meridionale, tra cui Pollino e Sila. La causa principale è stata la persecuzione da parte dell’uomo. Dagli anni ’70 si è assistito a una graduale espansione naturale della specie, favorita dallo spopolamento delle aree montane, dall’aumento delle prede e dalle misure di protezione. Oggi il lupo è tornato su tutto l’Appennino e anche sulle Alpi, da cui era scomparso negli anni ‘20. In particolare, in Aspromonte, la specie è ricomparsa naturalmente agli inizi degli anni ’80. È importante sottolineare che questa espansione è avvenuta in maniera esclusivamente naturale, senza catture e rilasci di lupi effettuati dall’uomo per ripopolamenti: i lupi hanno risalito l’Appennino autonomamente, basti pensare ai molti km che possono percorrere i giovani nella dispersione. Inoltre, il loro numero su uno stesso territorio non cresce in modo illimitato ma rimane stabile, regolato sulla disponibilità di prede, dalla territorialità, dalle morti naturali e da quelle causate dall’uomo, ancora elevate.

 

Convivenza e conflitti
Il lupo va protetto in quanto svolge un ruolo ecologico fondamentale, come predatore all’apice della catena alimentare, contribuendo all’equilibrio degli ecosistemi soprattutto nel controllo delle prede. Va sottolineato che il recente declassamento da specie “rigorosamente protetta” a “protetta” non rappresenta un via libera agli abbattimenti, ma consente una gestione più flessibile da parte delle regioni, entro limiti stabiliti. La salvaguardia del lupo deve andare di pari passo con quella delle attività umane. La sua presenza può generare conflitti, soprattutto con il settore zootecnico, ma bisogna lavorare per una coesistenza pacifica. I danni da predazione al bestiame, sebbene spesso limitati rispetto a quelli provocati da altre specie come i cinghiali, sono fortemente percepiti dagli allevatori e il problema è accentuato in territori dove si è persa l’abitudine alla presenza del predatore e dove mancano adeguate misure di protezione. Non è una questione di colpe: né del lupo né degli allevatori, ma la convivenza richiede dialogo, soluzioni concrete e presenza da parte delle istituzioni. Numerosi studi dimostrano che gli abbattimenti non riducono il conflitto nel medio-lungo termine. Al contrario, le strategie più efficaci sono quelle basate sulla prevenzione, come i cani da guardiania, le recinzioni elettrificate, i ricoveri notturni, affiancate da indennizzi rapidi per i danni da predazione e da contributi per gli allevatori per le opere di prevenzione. In Italia il quadro normativo è frammentato rispetto alla tematica delle predazioni e le disposizioni variano da regione a regione. In Calabria, al di fuori delle aree protette, purtroppo esiste un vuoto normativo che lascia gli allevatori senza adeguato supporto, alimentando notevolmente la percezione di ingiustizia.

 

Il lupo è davvero pericoloso?
Oggi il lupo vive anche in territori antropizzati e aumentano le occasioni di avvistamento in contesti abitati. Questo fenomeno è amplificato dai media, favorendone una percezione più elevata rispetto alla realtà, con conseguente allarmismo. Considerando che il rischio zero per reazioni inaspettate non esiste per nessun animale, in realtà, in Europa il lupo non è considerato una specie pericolosa per l’uomo. È un animale schivo, che tende a evitare l’incontro con l’uomo, che considera una minaccia, percependone la presenza e allontanandosi, grazie ai suoi sensi molto sviluppati. In Italia, dal secondo dopoguerra, non risultano aggressioni confermate all’uomo, fino a rari casi recenti, legati però sempre a individui problematici, in quanto confidenti, con segni di abituazione all’uomo. Un lupo diventa problematico, e quindi potenzialmente pericoloso, quando perde la naturale diffidenza verso le persone, spesso a causa della disponibilità di fonti di cibo lasciate vicino ai centri abitati. Per questo è fondamentale non lasciare scarti alimentari o cibo accessibili: fornire cibo alla fauna selvatica significa alterarne il comportamento, favorendo l’avvicinamento ai contesti antropici, con il rischio di farla “abituare” alla presenza umana.

Conclusione
La presenza del lupo in un territorio rappresenta una sfida, in quanto bisogna ripensare il rapporto tra attività umane e ambiente naturale. La strada più efficace non è lo scontro, ma la conoscenza e la prevenzione.
Solo attraverso un’informazione corretta, il supporto agli allevatori e le strategie di gestione adeguate è possibile costruire una convivenza realmente sostenibile.
Proprio partendo da questi presupposti, nel prossimo approfondimento ci concentreremo sulla situazione del lupo in Aspromonte.

 

Siti web e bibliografia

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *