Bunker e casematte in Aspromonte
Un altro aspetto dell’Aspromonte da riscoprire e valorizzare è rappresentato dal patrimonio di fortificazioni belliche, in particolare bunker e casematte, risalenti per lo più al secondo conflitto mondiale.
La casamatta era una struttura militare destinata all’alloggiamento, generalmente corazzato, di cannoni o mitragliatrici. In epoca moderna il termine venne utilizzato per indicare opere difensive fisse, collocate a protezione di fossati, castelli, cinte murarie, torri e, in alcuni casi, anche su unità navali.
Dal punto di vista strutturale, le casematte erano ambienti a prova di bomba, dotati di una o più cannoniere, con spesse murature laterali e una copertura voltata, spesso interrata. Le uniche aperture erano quelle per le bocche da fuoco e l’ingresso posteriore, che fungeva anche da via di fuga e sfogo per il fumo.
Il bunker si distingue dalla casamatta in quanto costituito da un complesso di locali, generalmente ipogei, che può includere una o più casematte oppure esserne del tutto privo.
Le tracce della guerra e il loro significato storico
In vista dell’imminente sbarco alleato sulle coste meridionali della Calabria, noto come Operazione Baytown, l’Aspromonte fu interessato dalla realizzazione di numerose postazioni difensive, concepite per rallentare la risalita della penisola da parte delle truppe anglo-americane.
Molti dei capisaldi bellici costruiti in cemento o in pietra sono visibili ancora oggi, rimasti intatti poiché abbandonati dalle truppe dell’Asse in rapida ritirata. L’assenza di una significativa resistenza armata italo-tedesca determinò la deviazione della direttrice di marcia alleata verso le Serre, fino al raggiungimento di Catanzaro.
Oggi queste strutture non hanno più alcuna funzione militare, ma continuano a raccontare una storia. Immersi nei boschi, affacciati sulle valli o sulle antiche vie di comunicazione, bunker e casematte dell’Aspromonte sono diventati silenziosi testimoni di un passaggio cruciale della storia del Novecento e del ruolo strategico che l’Aspromonte ebbe nel 1943.
Le immagini 2, 3, 4 sono tratte dal Centro Studi Sotterranei (Genova)












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