Antonello Gagini, scultore del Rinascimento in Aspromonte
Lo scultore e architetto Antonello Gagini nasce a Palermo nel 1478. Figlio dell’artista ticinese Domenico Gagini, fin da giovane lavora nella bottega paterna, sempre a Palermo, dove realizza le sue prime opere. Nel 1498 si trasferisce a Messina, aprendo una bottega autonoma di scultura e utilizzando marmi provenienti da Carrara, in Toscana.
La sua arte subisce una forte influenza dalle opere di Michelangelo, che conosce durante un viaggio a Roma nel 1505. Prima ancora, tuttavia, si ispira soprattutto alle ceramiche dei fratelli Della Robbia e alla scultura di Francesco Laurana. La sua fama cresce rapidamente, tanto che Giorgio Vasari lo definirà “scultore rarissimo”.
Gagini è tra gli artisti che “riportano” in Sicilia e in Calabria l’arte classica, di cui il Rinascimento — inteso come riproposizione dei valori artistici e culturali del mondo greco e latino — si nutre profondamente. In particolare, l’artista la fa rivivere in Aspromonte, dove realizza un gran numero di opere scultoree, con il tema ricorrente della Madonna con Bambino.
Si parla di “ritorno” in una parte d’Italia così distante dai grandi centri del Rinascimento (Toscana, Lombardia) perché, non va dimenticato, ci troviamo nel cuore della Magna Grecia, culla del mondo classico e genesi della cultura occidentale. È anche la terra del monachesimo italo-greco, dove amanuensi, calligrafi e miniatori hanno conservato, ricopiandoli e sottraendoli all’oblio, i principali testi classici di poetica, filosofia e scienze. I monaci Barlaam di Seminara e il suo allievo Leonzio Pilato furono insegnanti di latino e greco di Petrarca e Boccaccio, padri dell’Umanesimo.
La Calabria e l’Aspromonte, posti come spartiacque tra Oriente e Occidente, tra greci e latini, mettono a confronto in modo originale e creativo la spiritualità bizantina e il logos, il pensiero razionale della scuola magnogreca.
Una delle prime testimonianze della Rinascita in Aspromonte si può ammirare a pochi chilometri da Reggio Calabria. Tra i primi contrafforti aspromontani si trova la suggestiva frazione reggina di Ortì, che offre un’incantevole e scintillante visione sullo Stretto di Messina. Qui, presso la chiesa di Santa Maria di Loreto, è conservata la pregevolissima scultura della Madonna Lauretana (fig. 1).
L’opera, di autore ignoto ma probabilmente appartenente alla cerchia di Francesco Laurana e Domenico Gagini, è in marmo, di piccole dimensioni, e raffigura la Madonna a mezzo busto con il Bambino in braccio. La statua poggia su una base poligonale finemente decorata: al centro, in bassorilievo, è scolpita la Natività, affiancata da due figure distinte che richiamano il tema dell’Annunciazione. La scultura si distingue per l’eleganza formale e per il gesto semplice, dolce e amorevole dello sguardo della Vergine, volto a proteggere il Bambino Gesù. La composizione richiama le Theotòkos, letteralmente “Generatrice di Dio”, tipiche pale d’altare di epoca bizantina.
Da Arasì, caratteristico borgo dell’Agro reggino, situato in fondo a una dolce e fertile vallata, ha inizio il nostro articolato percorso sulle orme dell’Antonello Gagini “aspromontano”. È importante precisare che tutte le opere realizzate dall’artista in questa parte del territorio calabrese si caratterizzano per originalità e creatività, risultando lontane dal carattere di serialità tipico delle botteghe artistiche del periodo.
Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta ad Arasì si trova la statua detta Madonna del Popolo, risalente al 1508 (fig. 2). In quest’opera l’autore coglie in modo mirabile lo stretto legame spirituale tra la Madre e il miracolo della nascita del figlio Gesù.
Spostandosi sul versante jonico reggino, a Bagaladi, nella chiesa di San Teodoro Martire, si incontra il Gruppo dell’Annunciazione (fig. 3), eseguito nel 1504. L’opera restituisce con grande intensità la dolce serenità della Vergine nel momento dell’apparizione dell’Angelo, sotto lo sguardo protettivo del Padre Eterno. Il complesso è incorniciato da eleganti lesene con decorazioni floreali e capitelli di ispirazione corinzia, che sorreggono la trabeazione recante l’iscrizione latina:
“HOC OPUS FECIT FIERI PRESBITER IACOPUS D. VIRDUCIO ADNUNCIAE VIRGIS HONOREM 1504”.
Sempre lungo la costa jonica, risalendo verso l’interno, si trova il paese di Pietrapennata, ricordato dal viaggiatore inglese Edward Lear per le sue ardite e spettacolari vedute dall’alto e per i vasti e fitti boschi circostanti. Il borgo conserva, nella chiesa dello Spirito Santo, la statua della Madonna dell’Alica del 1506. Si tratta di una scultura a mezzo busto su scannello con putti, raffigurante la Madonna col Bambino, collocata all’interno di una nicchia. Colpiscono la forma slanciata delle figure e la grande maestria tecnica nella resa dell’elaborato panneggio, di raffinata eleganza (fig. 4).
Ancora sulla stessa costa, “posta su uno stretto margine di roccia”, come la descrive Lear nel suo Diario di un viaggio a piedi, si erge la mirabile “città d’arte” di Gerace. All’interno della Basilica Concattedrale dedicata a Maria Santissima Assunta, dichiarata Monumento Nazionale, si trova il gruppo marmoreo dell’Incredulità di san Tommaso, realizzato dal Gagini nel 1531 (fig. 5). Si tratta di un altorilievo appartenente alla fase più matura dell’artista, sempre più impegnato nella divulgazione, tra le montagne reggine, del linguaggio figurativo della scuola toscana.
L’opera raffigura san Tommaso nell’atto di toccare il costato ferito di Gesù Cristo. Il Risorto appare slanciato e trionfante, in contrasto con la figura di san Tommaso, incredulo e sorpreso. Le due figure sono collocate all’interno di una volta a botte cassettonata, che richiama la tecnica dello stiacciato di Donatello. Due lesene riccamente decorate a fiori sorreggono l’architrave, ornato da teste di angeli alati in bassorilievo.
Dirigendosi verso il versante nord-orientale del territorio aspromontano si incontra lo storico paese di Sinopoli. Qui, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, è conservata la statua della Madonna del Pilerio, o della “Neve”, realizzata dal Gagini nel 1508 (fig. 6). L’opera, di dimensioni contenute, raffigura la Madonna con il Bambino che regge un pomo teneramente sostenuto dalla Madre con entrambe le mani. L’impostazione iconografica richiama la Madonna Eleusa, “colei che mostra tenerezza”, di tradizione bizantina, in contrapposizione allo stile ieratico e severo della Madonna Odigitria, “colei che indica la via”. Sullo scannello che sostiene le due figure è riportata l’iscrizione che ricorda il committente: Giovanni Ruffo, conte di Sinopoli e Borrello e influente politico del Regno di Sicilia.
In chiusura, forti influenze dell’arte di Antonello Gagini si possono cogliere nelle opere scultoree custodite nelle chiese parrocchiali delle frazioni reggine pre-aspromontane di Sambatello, con la Madonna delle Grazie (fig. 7), e di Podargoni, con la Madonna del Bosco (fig. 8).
La fioritura culturale e la ricca produzione artistica in Aspromonte nel XV secolo furono rese possibili dal raggiungimento di una nuova prosperità economica, dovuta anche alla massiccia commercializzazione della seta prodotta nei borghi aspromontani attraverso il vicino porto di Messina, aperto ai mercati internazionali.
Il grande maestro Antonello Gagini si spegne a Palermo nel 1536.
Le foto 1, 5, 6 sono di Enzo Galluccio-Aspromedia, la foto 8 di Pasquale Faenza. Li ringrazio per la gentile concessione.
Bibliografia
- Monica De Marco, Dal primo Rinascimento all’ultima Maniera. Marmi del Cinquecento nella Provincia di Reggio Calabria, Edizioni Centro Studi Esperide, Pizzo Calabro V.V. 2010
- Natale Pagano, Antonello Gagini e la Calabria, in Calabria sconosciuta, 1995
- Progetto “Rinascimento d’Aspromonte” Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte 2015

















Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!