Tra pozze e ruscelli: le rane marroni dell’Aspromonte

di Sandro Tripepi

Discrete abitanti degli ambienti acquatici calabresi, le rane marroni possono essere facilmente incontrate in prossimità di pozze e torrenti. In Calabria sono presenti due specie morfologicamente molto simili, ma ecologicamente diverse: la Rana agile (Rana dalmatina), legata fondamentalmente agli ambienti d’acqua ferma, e la Rana appenninica (Rana italica), legata agli ambienti d’acqua corrente. Sono ambedue Anfibi Anuri (cioè anfibi privi di coda) appartenenti alla famiglia dei Ranidi (Ranidae); sono specie predatrici, nutrendosi principalmente di insetti, aracnidi e altri piccoli invertebrati. Le popolazioni aspromontane rappresentano quelle situate più a meridione nell’area geografica di presenza (areale) delle specie.

 

Dal punto di vista morfologico, la Rana agile si distingue per il corpo snello e slanciato e per la notevole lunghezza degli arti posteriori, che le consentono di compiere salti molto ampi e rapidi. La colorazione varia dal marrone, al beige e al rossastro (Figg. 1 e 11). Le dimensioni sono generalmente comprese tra i 5 e gli 8 cm, con le femmine leggermente più grandi dei maschi. La testa è appuntita, con un muso allungato, e presenta un timpano ben evidente dietro l’occhio (Fig. 12).
La riproduzione della Rana agile avviene molto precocemente, già alla fine dell’inverno, tra febbraio e marzo. Questo anticipo stagionale rappresenta un vantaggio ecologico, poiché consente alla specie di sfruttare ambienti acquatici temporanei, riducendo la competizione e la predazione. I siti acquatici riproduttivi sono costituiti da acque lentiche, cioè acque ferme, come stagni (Fig. 2) e pozze, ma anche abbeveratoi e vasche (le cosiddette “gebbie”, Fig. 3). Le femmine depongono ammassi gelatinosi di uova (Fig. 4), generalmente di forma tondeggiante e contenenti centinaia di embrioni. Da queste si sviluppano i girini, che completano la metamorfosi nel giro di pochi mesi, dando origine a giovani rane già in grado di condurre vita terrestre.
Dal punto di vista ecologico, la Rana agile è prevalentemente terrestre e frequenta prati umidi e ambienti boschivi, dove la colorazione criptica le consente di mimetizzarsi fra le foglie secche (Fig. 5).
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la specie è ampiamente diffusa in Europa centrale (fino alla Svezia) e orientale fino al Mar Nero. È frequente nell’Italia centro-settentrionale, ma la sua presenza diventa più frammentaria procedendo verso sud.

 

La Rana appenninica (Rana italica) presenta dimensioni medio-piccole, generalmente comprese tra i 4 e i 7 cm. Il corpo è piuttosto slanciato, ma meno elegante rispetto a quello della rana agile e gli arti posteriori, pur robusti, risultano meno lunghi. La testa è relativamente più corta, e il muso è appuntito, caratteristiche che conferiscono alla testa di questa rana un aspetto “piramidale” (Fig. 6). La colorazione varia, ma sempre all’interno di tonalità brunastre o rossastre (Figg. 6 e 11).
La riproduzione della Rana appenninica avviene più tardivamente rispetto a quella della Rana agile, collocandosi generalmente in primavera, con una certa variabilità legata all’altitudine e alle condizioni climatiche locali. Questa specie è fortemente associata ad ambienti acquatici “lotici”, cioè di acqua corrente, come ruscelli, sorgenti e piccoli corsi d’acqua ben ossigenati (Fig. 7). Le femmine con uova (Fig. 8) vanno in acqua, dove si accoppiano. L’accoppiamento avviene sott’acqua ed è di tipo ascellare (Fig. 9), cioè il maschio cinge la femmina al di sotto degli arti anteriori ed emette gli spermatozoi mentre la femmina depone le uova, il cui rivestimento gelatinoso, a contatto con l’acqua, si gonfia originando ammassi (ovature) di forma irregolare, ancorati al fondo del ruscello (Fig. 10). I girini si sviluppano in acqua corrente o limpida e possono richiedere tempi leggermente più lunghi per completare la metamorfosi rispetto ad altre specie affini, in relazione alla temperatura e alla disponibilità di risorse.
Dal punto di vista ecologico, la Rana appenninica è strettamente legata ad ambienti umidi e freschi, spesso ombreggiati, come boschi di latifoglie attraversati da piccoli corsi d’acqua; è considerata un buon indicatore della qualità ambientale, poiché è sensibile all’inquinamento e alle alterazioni degli ecosistemi acquatici.
Per quanto riguarda la distribuzione, la Rana appenninica riveste notevole importanza perché è una specie endemica dell’Appennino.

Come distinguere le due specie.
La Rana agile è un po’ più grande della Rana appenninica e ha un corpo più slanciato con arti posteriori molto lunghi, che le permettono salti notevoli (Fig. 11 a sx). Il muso è affusolato e ha un timpano ben visibile (Fig. 12). Il sottogola è biancastro, senza macchie scure. Spesso è presente, alla base degli arti posteriori, un’area colorata giallo-verde (Fig. 13). Si riproduce molto precocemente (anche a febbraio), sfruttando acque ferme dove depone ovature di forma sferica ancorate alla vegetazione.
La Rana appenninica (Fig. 11 a dx) ha un corpo leggermente più tozzo e arti posteriori robusti, ma più corti rispetto alla Rana agile. Il muso è meno slanciato e ha un aspetto “piramidale”; il timpano è più piccolo e meno visibile (Fig. 14). Il sottogola è fortemente macchiettato di nero con una striscia più chiara al centro (Fig. 15).
Si riproduce un po’ più tardi e preferisce acque correnti e ben ossigenate (ruscelli, sorgenti), dove depone ovature irregolari spesso ancorate al substrato.
La presenza di queste due specie, così simili ma ecologicamente distinte, testimonia la ricchezza e la delicatezza degli ambienti naturali dell’Aspromonte, che meritano attenzione e tutela.

Guida alla fauna vertebrata del Parco Nazionale dell’Aspromonte
Sito sulle rane rosse italiane

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