Maurits Cornelis Escher: incisivo Aspromonte
Maurits Cornelis Escher, nasce il 17 giugno 1898 a Leeuwarden una cittadina dei Paesi Bassi. Sin da giovanissimo dimostra grande talento, passione e interesse per il disegno. Dopo le scuole di base, frequenta la facoltà di Architettura e Disegno Ornamentale nella città di Haarlem. Non conclude gli studi perché, su consiglio dell’artista olandese Samuel Jessuru de Mesquita, lascia la facoltà a favore di una scuola di Arti Grafiche. Concluso il percorso scolastico nel 1922 inizia a viaggiare. Fa una breve tappa in Italia, in compagnia dei genitori, dove rimane colpito e incantato profondamente dalla bellezza del paesaggio. Vi fa ritorno nel 1923, questa volta da solo. Escher comincia a girare la penisola immortalando i posti più suggestivi attraverso il disegno a matita e l’uso esclusivo di tecniche di incisione come la xilografia, con matrice di legno e litografia, con matrice di pietra. I temi preferiti sono le architetture dei piccoli paesi che costellano la penisola italiana; rappresentati nei dettagli più minuziosi e dal realismo quasi fotografico. Usa il disegno come preparazione alle incisioni. Ama schizzare sul posto per cogliere direttamente tutte le sfumature del soggetto prescelto. Ma nel 1935 l’artista, ostile al fascismo, lascia l’Italia. Questo distacco dalla terra italica risulta molto doloroso per lui che lo porta a un cambiamento radicale della sua produzione artistica. Egli per sopperire alla mancanza delle visioni meravigliose della natura e del costruito italiano, confessa, che è quasi costretto a cercare dentro di sé un nuovo linguaggio artistico. Lo trova attraverso lo studio profondo della geometria. Le nuove opere sono caratterizzate da forme inconsuete, fantasiose, dalla struttura impossibile. La sua arte crea un mondo paradossale che, sviando le precise leggi matematiche della prospettiva, inganna l’osservatore portandolo davanti a immagini dal carattere visionario e razionalmente impossibili (fig. 2). Tornando al periodo italiano, egli soggiorna stabilmente a Roma. Ma ogni primavera parte per visitare soprattutto la campagna italiana. Nel corso di questi spostamenti visita l’Italia meridionale, al tempo un luogo poco conosciuto e poco visitato dai viaggiatori stranieri. Nel 1930 il nostro artista visita la Calabria accompagnato da tre amici: Giuseppe Haas Trivero pittore e incisore svizzero, Robert Schiess pittore e lo storico francese Jean Rousset. La loro prima tappa è Pizzo Calabro. Da qui il gruppo si sposta in diverse località poste lungo la costa e l’interno calabrese. Toccano le città di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone, e i borghi di Tropea, Gimigliano, Santa Severina, Rossano, Morano, Castrovillari, Trebisacce, Rocca Imperiale, Cariati. A Cariati Haans e Schiess sono immortalati in una foto (fig. 3), del 1930, che li vede in piedi, sul ciglio a strapiombo di una delle otto torri che contornano la vasta struttura difensiva militare che protegge il paese, intenti ad ammirare il paesaggio sottostante e il mare in lontananza. I due si atteggiano come il “Viandante sul mare di nebbia” (fig. 4) il famoso quadro ottocentesco del pittore tedesco Caspar David Friedrich. Anche loro, come il personaggio raffigurato nel dipinto, si sentono spersi e spaesati di fronte alla maestosità e alla grandezza del paesaggio, al sublime espresso dalla grandiosa e infinita visione che si apre di fronte al piccolo borgo ionico. Il loro viaggio continua verso sud. Lungo la costa Tirrenica incontrano gli abitati di Bagnara, Palmi Scilla. A Scilla, Escher esegue una serie di schizzi a matita preparatori che anticipano la bellissima litografia, con veduta dall’alto, prospettiva a volo di uccello, della mitologica cittadina (fig. 5). Con l’elegante e raffinato chiaroscuro cattura la luce dello stretto e la depone mirabilmente sulle case e sul castello che si staglia tra il mare e il cielo. Piccole imbarcazioni, le feluche, testimoniano la vocazione millenaria di Scilla alla pesca, anzi alla “caccia”, del pescespada.
Ad incisione xilografica è tratteggiato, il borgo, con un forte contrasto di luci forti e taglienti e il nero profondo. La visione è presa dal basso, dal quartiere di Chianalea, con il mare in primo piano dove scogli appuntiti e irregolari spuntano dall’acqua donando alla scena un effetto irreale e drammaticamente creativo. (fig. 6)
Escher e i suoi amici proseguono il viaggio e in sella a dei muli risalgono la costa ionica sino alle pendici dell’Aspromonte. Non può sfuggire al loro sguardo d’artista la rupe a forma di mano aperta di Pentedattilo. L’artista realizza due litografie e due xilografie dell’abitato. In una delle litografie egli pone al primo piano delle piante tipiche del territorio aspromontano, fico d’India, agave, groviglio di arbusti, dietro una piccola valle e al centro la grande rupe traforata, che si impone grandiosamente sull’abitato; sullo sfondo, con sfumato leonardesco, basse colline si perdono in lontananza sempre più sbiadite sino a confondersi col chiarore del cielo (fig. 7). Nell’altra la visione prospettica risulta come schiacciata, quasi a rendere l’immagine bidimensionale. Le architetture sono ben visibili e disegnate con ordine e precisione come a ricordare le medievali città giottesche, mentre la rupe si innalza come raffinato decoro merlettato (Fig. 8). Le due visioni a xilografia, invece, riproducono il borgo con canoni estetici da nord Europa con le “guglie” della rupe da cattedrale gotica (fig. 9). A Palizzi l’artista disegna il paese con infinita maestria. Il segno ben inciso contorna forme naturali e costruito come volumi di una geometria tutta sua, molto personale (fig. 10).
Nella forma xilografata le architetture di Palizzi sono invase da una luce forte e irreale, mentre la campagna risulta in ombra, oscurata dalla luminosità degli edifici (fig. 11). Della Cattolica di Stilo, chiesa capolavoro architettonico bizantino, Escher, ci regala una visione fiabesca, misteriosa e arcana; elimina il borgo in lontananza, sostituito da un candido e luminoso paesaggio “nevoso”. La squadrata chiesa, in primo piano, s’innalza regale e austera con le cinque cupole cilindriche che fungono da corona. Ai suoi piedi una serpeggiante fiumara: lo Stilaro (fig. 12).
La stessa fiumara viene rappresentata in una apposita litografia, dove il corso d’acqua appare all’inizio largo come un lago alpestre. La chiesa di San Domenico o del Rosario rappresentata in alto affacciata maestosamente sul grande alveo come a protezione dei poveri rivoli di acqua che scivolano, tra le anse tortuose, verso la costa (fig. 13).
Il soggiorno aspromontano di Escher esalta il suo talento artistico che riesce a cogliere quanto di bello e pittoresco si trova nel territorio: paesaggi dalla natura selvaggia, luoghi isolati solcati da fiumare argentate, piccoli borghi aggrappati pericolosamente a costoni rocciosi. Per Escher un catalogo di visioni mai viste e forse nemmeno immaginate. La sua matita corre veloce sulla carta tracciando segni analitici e selettivi che gli servono a comprendere meglio l’enigmatica montagna reggina. Quel luogo così particolare e unico resterà per sempre inciso, non solo nelle litografie o nelle xilografie, ma principalmente nella sua mente e nella sua anima di girovago scrutatore geniale.
Fonti
- Mediati – S. Pazzano, M.C. Escher in Calabria Memorie incise di un viaggiatore olandese, Rubbettino 2019
- Erik Thè, Le magiche visioni di M.C. Escher, Taschen 2003 edizione italiana
- Il mondo di Escher, a cura di J.L. Locher, Garzanti 1978

















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