La figura della Sibilla è antichissima e ricorrente in diverse montagne dell’Appennino (come i Sibillini che ne prendono il nome) ma in Aspromonte costituisce un singolare collegamento con la Madonna della Montagna di Polsi. Ad essa, infatti, figura benigna e materna, si contrappone quella negativa e vendicativa della Sibilla detta anche Sibilia, Maga Saba, Saba Sibillia. La tradizione popolare ritiene che dimori in una grotta nascosta tra i dirupi che da Montalto, tra Puntone Iuncàri e la Contrada Crànzari, precipitano verso Polsi.

Allorché da questi impervi valloni precipitano massi o piccole pietre staccantisi spontaneamente dal fianco del monte, i pastori fuggono atterriti, vedendo nel fenomeno un ammonimento della Sibilla che non vuole essere visitata da alcuno; pertanto, quei luoghi sono pressoché inviolati e guardati con timore. Per tal motivo quando termina a Polsi la processione mariana, la statua della Madonna viene fatta girare rapidamente su sé stessa in modo che guardi verso Montalto, dove è la Sibilla che vede gli omaggi di fede dei cristiani. Essa, infatti, freme e riaprirebbe la lotta contro il bene provocando terremoti, gridando e lanciando massi sulla folla dei pellegrini se si accorgesse che la statua della Madonna le rivolge le spalle. È per questo che la Madonna, dalla sua nicchia, guarda continuamente verso Montalto: ella veglia continuamente sui suoi fedeli tenendo a bada le ire della Sibilla.

Così la descrive il Carbone-Grio in “Le caverne del subappennino” del 1877: “La Saba-sibilia s’apre a levante del Pater Appenninus, sul punto culminante di Montalto. Una selva di pini, di larici e di altre selvagge essenze ingombra il sito su cui si apre la grotta ch’è argomento di superstiziose, paure ai montanari e legnaiuoli dei paesi circostanti, i quali raramente si avventurano soli su quella rupe presso che inaccessibile”.

La sua figura misteriosa ha colpito Nicola Tripodi di Arghillà, l’arte delle Terre, che ne ha magistralmente interpretato il mito https://www.arghilla.com/ Vi sono stato anni fa, guidato da Antonio Barca, da Serro Cerasia e poi superando scalinate rocciose quasi verticali. Fino a raggiungere un anfratto ombroso ma non profondo. La Sibilla non l’abbiamo trovata ma l’ambiente incuteva timore e abbiamo guadagnato il piano di Serro Juncari grati di non averne scatenato l’ira.

 

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