I caselli forestali, un patrimonio negletto, mai valorizzato, eccetto alcuni rari casi. Si tratta di oltre cento immobili che punteggiano l’Aspromonte. Le tipologie vanno dall’edificio in cemento armato a più piani al piccolo bivacco in legno. Lo stato di conservazione è da rudere a ben tenuto.
La loro storia è controversa ma provo a descrivere sinteticamente le complesse vicende che hanno portato alla loro realizzazione. Notizie che possono essere parziali o errate sino a eventuale smentita. Non esistono infatti o sono rari i documenti ufficiali sull’argomento.
Vi sono alcuni caselli, pochi, la cui costruzione risale agli anni ’30 del secolo scorso. Altri furono poi costruiti a partire dal secondo dopoguerra. Costruzioni realizzate secondo le direttive dell’allora Corpo Forestale dello Stato e quindi secondo criteri razionali.
A partire dagli anni ‘70 la competenza in materia di foreste passò alle Regioni e fu quindi l’A.Fo.R. (Azienda Foreste Regionali) a occuparsene. Alcuni venivano concessi a gruppi scout e giovanili per le loro attività in montagna.
A causa del gran numero di operai forestali impegnati nei cantieri montani si iniziarono a realizzare tante strutture in molti casi sovradimensionate. In alcune di esse vi erano operai che pernottavano con turni tali da garantire una presenza assidua in montagna rendendosi utili nel portare soccorso ad automobilisti o turisti incappati in incidenti o nel mal tempo. Tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso li utilizzai come punto d’appoggio per i trekking che organizzavo con la coop. Nuove Frontiere.
Nel tempo le risorse economiche e umane diminuirono, causa gli sprechi precedenti, fino a esaurirsi del tutto tanto da non garantire nemmeno la manutenzione degli immobili. Quasi sempre chiusi e per il cui utilizzo spesso non è facile sapere a chi rivolgersi. La gran parte non sono accatastati e/o non rispondono alle attuali norme in materia di sicurezza. Alcuni dismessi da Calabria Verde (una volta A.Fo.R.) sono stati girati ai Comuni nel cui territorio insistono ma spesso tali enti non sono in grado di gestirli.
In ogni caso da qualche decennio non si costruiscono più caselli forestali. Alla necessità di avere un punto d’appoggio gli operai forestali quindi si arrangiano realizzandoli da sé con materiali in gran parte reperiti in loco (legno, pietra) o tassandosi per l’acquisto di quant’altro necessario. Per assurdo con tale modalità “ecosostenibile” sono stati spesso creati veri rifugi, ben inseriti nell’ambiente, dotati dell’indispensabile ma che in montagna può essere vitale: acqua, caminetto, un tetto e alcune volte anche provviste. Sono spesso aperti, fruibili liberamente e pertanto preziosi per l’escursionista. Ovviamente vanno utilizzati CON RISPETTO E GRATITUDINE verso chi li gestisce.
Nell’intento di far conoscere questo patrimonio è stata realizzata nel 2006 dal CAI sezione Aspromonte un’indagine su 53 strutture dell’allora A.Fo.R. (Azienda Foreste Regionali) i cui esiti sono stati pubblicati nel libro https://www.laltroaspromonte.it/portfolio-articoli/guida-ai-caselli-forestali-della-provincia-di-reggio-calabria/
Sempre nel libro, nel capitolo “Metodologia di indagine”, viene esplicitato come poter interpretare le informazioni riportate nel database. La ricerca è stata poi da me e da altri in parte aggiornata e integrata.
L’intento principale, infatti, è rendere evidente una risorsa della nostra montagna che anziché offrire rifugio all’escursionista, si sta degradando.
Data la mole di dati alcune informazioni potrebbero non essere più attuali. È consigliabile pertanto verificarle, soprattutto se vorrete utilizzare qualche struttura.
Come ogni indagine seria non pretende di essere esaustiva e quindi chiedo a tutti voi di collaborare al suo aggiornamento. Nel caso vi prego di farlo compilando la scheda apposita.
Ringrazio per la preziosa collaborazione e la paziente disponibilità il dottore forestale Francesco Manti e il professore Gianluca Lax.
https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/

 

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